LA FINESTRA DI OVERTON

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Overton chi? Sono molti a non conoscerlo, Joseph Overton. Nato nel 1960 e morto prematuramente in un incidente aereo nel 2003, è stato il sociologo statunitense cui si deve l’invenzione della cosiddetta “finestra” che porta il suo nome, detta anche finestra del discorso. Secondo l’accezione corrente, un modo di schematizzare le convenzioni sociali. E un metodo per crearle o modificarle. Uno strumento che spiega come un’idea possa venire trasformata da ‘totalmente inaccettabile’ per la società a ‘pacificamente accettata’. E alla fine, legalizzata. Spiegherebbe come procurarsi consenso e mantenerlo tramite la comunicazione sociale orale e scritta, che il potere da sempre conosce e di cui si serve.

Nel suo saggio Overton descrisse una gamma di situazioni: da “più libera” a “meno libera”, alle quali sovrapporre la finestra delle “possibilità politiche” (ciò che politicamente può essere preso effettivamente in esame). Per quanto riguarda l’atteggiamento dell’opinione pubblica, le varie situazioni possono essere associate a una serie di aggettivi: inconcepibile (unthinkable); estrema (radical); accettabile (acceptable); ragionevole (sensible); diffusa (popular); legalizzata (policy). A seconda di come la finestra si sposta o si allarga sullo spettro delle idee, se si segue il postulato di Overton, un’idea può diventare più o meno accettabile.

Applicazioni. Sul lato sociopolitico: forse è così che interi popoli hanno subìto senza opporsi l’influsso di regimi dittatoriali. Ma non solo: “Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni – sostiene Noam Chomsky – ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e oggi ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute”.

Sullo schema Overton, però, non tutti concordano. Secondo Joseph Lehman, per esempio, collega di Overton al Mackinac Center for Public Policy: «il più comune malinteso è che siano i legislatori stessi a occuparsi dello spostamento della finestra di Overton».

Sul versante del marketing, invece, come non ricordare Persuasori occulti, il saggio con cui nel 1957 Vance Packard, quarantatreenne insegnante di giornalismo all’Università di New York, rivelò al grande pubblico americano e a quello di tutto il mondo che l’alleanza sempre più stretta tra analisi e pubblicità minacciava scientificamente, ma subdolamente, la libertà d’opinione su qualsiasi argomento? Si trattava, si tratta, di tecniche raffinate che gli esperti dell’advertising e delle vendite conoscono bene. E che i think tank dell’economia e della politica applicano ormai su scala globale per indirizzare il modo di pensare e le attitudini dell’opinione pubblica.

Qualcuno peraltro invita alla calma. La “finestra di Overton” – sostengono i dubbiosi – funzionante al tempo della televisione generalista, nell’era di internet, dell’intelligenza artificiale avrebbe ormai fatto il suo corso. Secondo costoro a  decretarne l’obsolescenza sono  il cambiamento e la proliferazione dei nuovi mass media tecnologici, le suggestioni indotte dagli influencer, le recenti tendenze geopolitiche. Può essere.

In ogni caso, contrastare gli “spifferi” che ancora filtrassero da quella finestra non sarà fatica sprecata.

 

 

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